Come leggere le etichette alimentari senza farsi confondere

Claim, grassi, zuccheri, additivi e valori nutrizionali: cosa guardare davvero prima di mettere un prodotto nel carrello.

Andrea Paladini
Andrea Paladini 17/07/2026 · 10 min di lettura

Sei davanti allo scaffale dello yogurt vegetale. Uno dice “proteico”, uno “senza zuccheri aggiunti”, uno “0% grassi”. Quale scegli? La risposta non è sulla parte più grande della confezione, ma spesso in piccolo: nell’etichetta.

In pochi minuti puoi imparare a capire quali scritte sono davvero utili, quali vanno verificate e quali rischiano di confondere.

Da dove iniziare quando leggi un’etichetta

La prima regola è distinguere le sezioni dell’etichetta.

La tabella nutrizionale descrive la quantità di energia e di grassi ( di cui acidi grassi saturi), carboidrati (di cui zuccheri semplici), proteine, fibre, sale, eventuali vitamine e sali minerali.

La lista ingredienti, invece, racconta la composizione dell’alimento: da quali materie prime o componenti è formato, in quale ordine relativo e con quali eventuali additivi. Gli allergeni devono essere messi in evidenza nella lista ingredienti, per esempio con grassetto, stile o colore diverso.

I claim, cioè le frasi in evidenza sulla confezione,  come “fonte di fibre”, “senza zuccheri aggiunti” o “a basso contenuto di sale”, vanno sempre verificati nel contesto dell’intera etichetta.

Negli ultimi anni si è discusso molto anche dei sistemi front-of-pack, cioè le etichette sintetiche poste sulla parte frontale della confezione, come Nutri-Score. L’obiettivo è semplificare la comprensione del profilo nutrizionale, ma il dibattito resta aperto, in quanto un sistema sintetico può aiutare il confronto rapido tra prodotti della stessa categoria, ma non sostituisce la lettura completa dell’etichetta né la valutazione del ruolo dell’alimento nella dieta complessiva.

Questo approccio è particolarmente importante per i prodotti alimentari vegetali. Veg”, “plant-based” o “senza ingredienti di origine animale” non significano automaticamente “più sano”. Alcuni prodotti che rientrano in queste categorie possono essere ricchi di sale, grassi saturi, zuccheri semplici, conservanti, addensanti, emulsionanti. Anche in questo caso risulta essenziale saper leggere le etichette dei prodotti alimentari vegetali: non tutto ciò che è di origine vegetale è automaticamente salutare.

Cosa ci racconta la tabella nutrizionale

Le calorie indicano quanta energia fornisce il prodotto. Sono utili per capire se un alimento è coerente con il proprio fabbisogno, ma non bastano a valutarne la qualità. La domanda corretta non è solo “quante calorie contiene?”, ma “che cosa sto ricevendo insieme a quelle calorie?”.

Grassi: saturi e insaturi

La voce “grassi” indica il totale dei lipidi. Più importante, sul piano della qualità, è la quota di grassi saturi. Le raccomandazioni internazionali indicano di limitare i grassi saturi (non più del 10% dell’apporto energetico totale dovrebbe provenire dai grassi saturi) e di preferire grassi insaturi provenienti, per esempio, da olio d’oliva, frutta secca, semi.

In pratica, quando si confrontano prodotti simili, è utile preferire quello con meno grassi saturi, soprattutto se il prodotto viene consumato spesso.

Attenzione: un alimento con meno grassi non è automaticamente migliore se contiene più zuccheri o sale. La tabella nutrizionale va sempre letta nel suo insieme.

Zuccheri: totali, aggiunti e “nascosti”

La voce “zuccheri” nella tabella nutrizionale indica gli zuccheri totali, non solo quelli aggiunti. Questo significa che include anche zuccheri naturalmente presenti, come il lattosio nello yogurt bianco o gli zuccheri della frutta. Per capire se sono stati aggiunti zuccheri o ingredienti dolcificanti, bisogna passare alla lista ingredienti.

Tra gli zuccheri o ingredienti usati per dolcificare possono comparire:

  • saccarosio
  • glucosio
  • destrosio
  • fruttosio
  • sciroppo di glucosio-fruttosio
  • maltosio
  • miele
  • sciroppi
  • succo di frutta concentrato o altri ingredienti con funzione dolcificante.

Le raccomandazioni dell’OMS invitano a limitare gli zuccheri liberi, cioè quelli aggiunti ad alimenti e bevande e quelli naturalmente presenti in miele, sciroppi e succhi di frutta. Per questo, nel confronto tra prodotti simili, è ragionevole preferire quelli con meno zuccheri, soprattutto quando si tratta di alimenti consumati ogni giorno.

Fibre: un indicatore utile, ma non isolato

Le fibre sono importanti per la qualità della dieta e per la salute intestinale. Come criterio pratico, un alimento può essere definito:

Questo non significa che ogni prodotto con fibre sia automaticamente salutare: alcuni cereali, barrette o snack possono essere ricchi di fibre ma anche ricchi di zuccheri o grassi. Tuttavia, a parità di categoria, una maggiore presenza di fibre è spesso un elemento favorevole, soprattutto in pane, cereali, prodotti da forno, pasta, legumi e alternative vegetali.

Sale: il valore che spesso sottovalutiamo

Assumiamo sale soprattutto da alimenti trasformati: pane, prodotti da forno, formaggi, affettati, piatti pronti, salse, snack salati e alternative vegetali processate. L’OMS raccomanda per gli adulti meno di 5 g di sale al giorno, equivalenti a meno di 2 g di sodio. Quando si confrontano prodotti simili, sarebbe opportuno preferire quello con meno sale.

I valori nutrizionali bastano per valutare un alimento?

No. La dichiarazione nutrizionale è indispensabile, ma non sufficiente. Non chiarisce la qualità, il grado di trasformazione, il tipo di ingredienti usati o il ruolo nella dieta complessiva.

Un esempio semplice: due prodotti possono avere calorie simili, ma uno può essere composto da yogurt bianco, frutta secca e cereali integrali, mentre l’altro da farine raffinate, zuccheri, oli, aromi e addensanti. I numeri possono sembrare vicini, ma la composizione e l’impatto sulla salute sono diversi.

La valutazione più solida nasce dall’incrocio tra nutrienti, ingredienti, frequenza di consumo e fabbisogno personale. Non è necessario cercare l’alimento “perfetto”: l’obiettivo è riconoscere quali prodotti possono essere consumati spesso, quali occasionalmente e quali meritano un confronto più attento.

La lista ingredienti: il vero identikit del prodotto

La lista ingredienti è una delle parti più informative dell’etichetta. Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di peso al momento della preparazione: il primo è quello presente in quantità maggiore. Questo permette di capire rapidamente la base del prodotto.

Se volete comprare un pane davvero integrale, non fidatevi del claimpane integrale ”, controllate il primo ingrediente:

  • se compare “farina di frumento integrale” o “farina integrale di grano tenero”, il prodotto ha effettivamente una base integrale;
  • se invece la lista inizia con “farina di tipo 0” seguita da “crusca” o “cruschello”, si tratta di un prodotto ottenuto con farina raffinata arricchita di fibre.

Una lista breve e riconoscibile può essere un buon segnale, ma non è una regola assoluta. “Meno ingredienti, meglio è” funziona come scorciatoia pratica solo in parte. Il punto non è contare meccanicamente gli ingredienti, ma chiedersi: quali sono i primi? Sono coerenti con il tipo di alimento? Ci sono molti zuccheri, oli, amidi, aromi o additivi?

La lista ingredienti è anche il luogo in cui controllare gli allergeni. Chi ha allergie o intolleranze deve leggerla sempre con attenzione, verificando la presenza di ingredienti evidenziati e diciture come “può contenere tracce di…”, che segnalano possibili contaminazioni crociate. Per le persone allergiche, questa informazione non è un dettaglio: è una misura di sicurezza.

Additivi alimentari: perché vengono utilizzati e come interpretarli

Gli additivi alimentari sono sostanze aggiunte agli alimenti per conservare, colorare, dolcificare, emulsionare, stabilizzare, addensare, gelificare o prevenire l’ossidazione. In Europa sono identificati anche con un numero preceduto dalla lettera E, che indica che l’additivo è stato valutato e autorizzato secondo il sistema europeo.

Gli additivi autorizzati sono sottoposti a valutazione di sicurezza e possono essere rivalutati alla luce di nuove evidenze. Comunque un consumo quotidiano elevato di prodotti industriali con molteplici additivi può aumentare l’esposizione a combinazioni i cui effetti a lungo termine sulla salute umana non sono ancora pienamente chiariti.

Studi prospettici condotti nella coorte francese NutriNet-Santé (oltre 100000 partecipanti) hanno valutato in modo specifico l’esposizione ad alcuni emulsionanti alimentari, stimata attraverso diari alimentari ripetuti, banche dati di composizione degli alimenti e analisi di laboratorio su prodotti industriali.

Da queste analisi sono emerse associazioni tra un maggiore apporto di alcuni emulsionanti e diversi esiti di salute.

In particolare, un rischio più elevato di malattie cardiovascolari è stato osservato in relazione a:

  • alcune cellulose, tra cui E460 ed E466;
  • mono- e digliceridi degli acidi grassi, come E471 ed E472;
  • alcuni derivati specifici, come E472b ed E472c.

Sono state osservate associazioni anche con il diabete di tipo 2, in particolare per altri emulsionanti, tra cui:

  • carragenine, E407;
  • fosfato tripotassico, E340;
  • citrato di sodio, E331;
  • gomma di guar, E412;
  • gomma arabica, E414;
  • gomma xantana, E415;
  • esteri acetiltartarici di mono- e digliceridi degli acidi grassi, E472e.

Questi risultati non dimostrano da soli un rapporto causa-effetto, ma rafforzano l’ipotesi che l’esposizione abituale ad alcuni emulsionanti usati nei prodotti industriali meriti una particolare attenzione.

Allo stesso tempo, la presenza di molti additivi può essere un indizio utile per capire il tipo di prodotto che abbiamo davanti: spesso gli alimenti ultra-processati impiegano combinazioni di additivi, aromi, emulsionanti, coloranti o stabilizzanti per ottenere gusto, consistenza, durata e aspetto desiderati.

Una maggiore esposizione a questi prodotti è associata a un rischio più alto di diversi esiti sfavorevoli per la salute, in particolare mortalità cardiovascolare, diabete di tipo 2, obesità e alcuni esiti legati alla salute mentale.

L’etichetta va letta con metodo

Interpretare un’etichetta alimentare significa mettere insieme più livelli:

  • valori nutrizionali
  • lista ingredienti
  • allergeni
  • additivi
  • claim
  • porzione e frequenza di consumo.

Nessuna sezione basta da sola.

Una scelta consapevole non nasce dalla paura dell’etichetta, ma dalla capacità di leggerla con metodo.

Un esempio pratico: scegliere uno yogurt vegetale

In uno yogurt vegetale bianco ci si aspetta di trovare pochi ingredienti, idealmente:

  • una base vegetale, per esempio soia, avena, mandorla o cocco;
  • fermenti vivi;
  • eventuale fortificazione con vitamine (ex. Vitamina D) o minerali (ex. calcio).

In alcuni prodotti possono essere presenti addensanti o stabilizzanti (ex. pectine), utilizzati per ottenere una consistenza simile a quella dello yogurt tradizionale. La loro presenza non rende necessariamente il prodotto di scarsa qualità, ma è comunque utile valutare la composizione complessiva.

Se invece compaiono:

  • zucchero
  • sciroppi
  • aromi
  • coloranti
  • amidi
  • preparazioni di frutta zuccherate

il prodotto è già diverso da uno yogurt vegetale semplice, anche se sulla confezione può apparire simile.

Il secondo passaggio è guardare la tabella nutrizionale.

A differenza dello yogurt vaccino, gli yogurt vegetali non contengono naturalmente lattosio. Gli zuccheri presenti dipendono quindi dalla materia prima utilizzata (ex. latte di cocco) e dall’eventuale aggiunta di zucchero.

Le versioni bianche non zuccherate ne contengono generalmente quantità più basse (negli yogurt a base di soia ci aspettiamo circa 0 g di zuccheri per 100 g di prodotto), mentre negli yogurt vegetali alla frutta o aromatizzati possono aumentare per l’aggiunta di zuccheri o ingredienti dolcificanti (circa 12 g di zuccheri per 100 g di prodotto).

Nel confronto tra prodotti simili, è utile preferire quello con meno zuccheri aggiunti e controllare sempre se il dolcificante compare nella lista ingredienti.

È importante valutare anche il contenuto di proteine. Gli yogurt di soia sono generalmente quelli con un apporto proteico più simile allo yogurt vaccino (4gr di proteine per 100gr di prodotto), mentre i prodotti a base di cocco, mandorla, riso o avena possono contenerne quantità inferiori.

Anche il tipo di grassi varia in base alla materia prima. I prodotti a base di cocco possono contenere quantità elevate di grassi saturi, mentre quelli a base di soia, mandorla o avena presentano generalmente un profilo lipidico più favorevole. La scelta deve comunque essere inserita nel contesto dei fabbisogni nutrizionali individuali e della dieta complessiva.

Infine, i claim vanno verificati. Diciture come “0% grassi”, “proteico”, “senza zuccheri aggiunti” o “con frutta” non bastano da sole a definire la qualità del prodotto.

La scelta più consapevole nasce dall’incrocio tra lista ingredienti, valori nutrizionali e dieta complessiva.

Prima di mettere un prodotto nel carrello, chiediti sempre:

  1. Quali sono i primi ingredienti?
  2. Zuccheri, sale e grassi saturi sono alti rispetto a prodotti simili?
  3. Al di là dei claim, che cosa mostra l’etichetta sulla qualità complessiva del prodotto?
  4. È un alimento che consumo ogni giorno o solo occasionalmente?
  5. La lista ingredienti è coerente con ciò che pensavo di comprare?

Leggere le etichette significa avere uno strumento in più per scegliere con maggiore consapevolezza.

Per continuare ad approfondire questi temi, dalle etichette dei prodotti vegetali ai sistemi front-of-pack, fino ai prodotti ultra-processati, puoi iscriverti alla newsletter di REFOOD: uno spazio per ricevere aggiornamenti, guide pratiche e strumenti evidence-based per orientarti meglio tra alimentazione, salute e sostenibilità. 

Andrea Paladini
SCRITTO DA Andrea Paladini

Medico specialista in Igiene e medicina preventiva

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