Questa recensione ha voluto prendere in considerazione e commentare un recente articolo a cui ho avuto il piacere di lavorare assieme al primo autore, la Dr.ssa Luciana Baroni, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Nutrient Composition of Four Dietary Patterns in Italy: Results from an Online Survey “the INVITA Study” pubblicato sulla rivista Foods 2024 Jul 2;13(13):2103).
Sebbene l’Italia sia la terra d’origine della Dieta mediterraneaModello alimentare tradizionale dei Paesi del Mediterraneo, basato su verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca e olio d’oliva, con poca carne. Dal 2010 è patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO., molti report dimostrano con rammarico che solo una percentuale molto limitata della popolazione italiana riesce ad aderire ad un modello dietetico che la rappresenti realmente.
A conferma di questo dato, la dieta mediterranea è associata ad un rischio estremamente basso di poter sviluppare sovrappeso, al contrario in Italia sono ormai da anni presenti alti tassi di sovrappeso tra i suoi abitanti.
I modelli dietetici vegetariani (ad esempio, latto-ovo-vegetariano e vegano) sono in aumento nei paesi occidentali e in parte anche in Italia, dove il 9,5% della popolazione si è dichiarato vegetariano nel 2023. Sebbene la dieta vegetariana sia associata a benefici per la salute, esistono speculazioni e falsi miti sulla sua presunta inadeguatezza nutrizionale.
Cosa ha evidenziato lo studio
Lo scopo principale di questo lavoro è stato quello di valutare la composizione nutrizionale della dieta di 470 partecipanti iscritti a un sondaggio online (lo studio INVITA), che hanno completato un questionario alimentare ponderato in tre giorni diversi. I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi dietetici in base al loro apporto alimentare dichiarato: 116 mangiatori di carne (ME), 49 mangiatori di pesce (FE), 116 latto-ovo-vegetariani (LOV) e 189 vegani (VN).
Le diete LOV e VN si sono dimostrate particolarmente adeguate, nonostante alcune preoccupazioni legate a nutrienti specifici come la Vitamina B12Vitamina necessaria per il sistema nervoso e la produzione di globuli rossi. È prodotta da batteri e negli alimenti si trova quasi solo in quelli di origine animale: chi segue un’alimentazione vegetale deve assumerla con un integratore o alimenti fortificati., che nelle diete vegetariane e vegane deve essere necessariamente integrata (anche se è bene segnalare che si tratta di una vitamina di cui possono essere carenti anche gli onnivori).
Rispetto alla dieta ME, la dieta VN ha mostrato un profilo più favorevole per i grassi (più acidi grassi polinsaturi e meno acidi Grassi saturiGrassi presenti soprattutto in carne, burro, formaggi e olio di palma e cocco. Un consumo elevato alza il colesterolo LDL e il rischio cardiovascolare; le linee guida raccomandano di non superare il 10% delle calorie giornaliere.), una maggiore presenza di fibra, folati, potassio e sodio.
Nelle diete LOV e VN l’assunzione media della maggior parte dei nutrienti principali rientrava nell’intervallo normale previsto per la popolazione italiana, supportando l’adeguatezza delle diete nel nostro campione italiano.
In conclusione, lo studio conferma che i modelli dietetici vegetariani e vegani ben pianificati sono adeguati da un punto di vista nutrizionale, oltre che salutari.
Commento al lavoro scientifico
Le diete vegetariane, specialmente le versioni latto-ovo-vegetariane (LOV) e vegane (VN), stanno acquisendo sempre maggiore popolarità in tutto il mondo. Le ragioni dietro questa tendenza includono motivazioni ecologiche, etiche e salutistiche. Ridurre o eliminare i prodotti di origine animale è spesso visto come una soluzione vantaggiosa, poiché contribuisce non solo al benessere personale, ma anche alla salute del pianeta.
Come sopra riportato, lo studio INVITA, ha esaminato i profili nutrizionali di quattro modelli dietetici seguiti dalla popolazione italiana: onnivoro (ME), pescetariano (FE), latto-ovo-vegetariano (LOV) e vegano (VN). Attraverso un sondaggio online e la compilazione di diari alimentari ponderati (alimenti definiti x grammi giornalieri assunti) per tre giorni, hanno permesso di affermare che la dieta vegana (VN) ha mostrato un profilo nutrizionale particolarmente vantaggioso rispetto alla dieta onnivora (ME) in quanto offre:
- Un maggiore apporto di grassi polinsaturi e minore apporto di grassi saturi, aspetti cruciali per la salute cardiovascolare.
- Maggiore contenuto di fibra, folati, potassio e sodio, nutrienti fondamentali per il benessere complessivo.
Diete vegetariane e dieta mediterranea
Un aspetto interessante emerso dallo studio è il ruolo della dieta mediterranea nella formazione delle abitudini alimentari italiane. La dieta mediterranea, che include abbondanti porzioni di alimenti vegetali come cereali, legumi, frutta e verdura, si sovrappone in molti aspetti alle diete vegetariane e vegane. Questo potrebbe spiegare l’assenza di segni significativi di inadeguatezza nutrizionale nei gruppi LOV e VN italiani, poiché molte caratteristiche della dieta mediterranea facilitano l’adozione di diete vegetariane ben bilanciate.
Implicazioni future
Lo studio INVITA conferma che le diete vegetariane e vegane possono essere nutrizionalmente adeguate se ben pianificate, in particolare in un contesto come quello italiano, dove la tradizione alimentare già privilegia alimenti vegetali. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che nutrienti quali la vitamina B12, richiedono attenzione, soprattutto per chi segue una dieta vegetariana e vegana. L’integrazione di alcuni micronutrienti (come ferro e calcio) potrebbe essere necessaria in alcuni casi specifici ma tendenzialmente può essere più necessaria nella dieta LOV (ferro) e nella dieta FE (calcio).
Gli autori dello studio suggeriscono che ulteriori studi osservazionali ben progettati potrebbero contribuire a rafforzare questi risultati, con l’obiettivo di fornire linee guida (oltre a quelle americane) che confermino la validità di questi modelli alimentari (più Plant-based«A base vegetale»: un’alimentazione, o un prodotto, fatti prevalentemente o interamente di alimenti di origine vegetale. Si usa sia per le diete sia per le alternative vegetali a carne, latte e formaggi.). Tale potrebbe risultare utile soprattutto per quegli operatori della salute (medici e nutrizionisti) che ancora non hanno avuto modo di leggere o comprendere a pieno la validità e la completezza di un modello alimentare di tipo plant-based.
In conclusione, lo studio INVITA ci offre un’ulteriore conferma che le diete vegetariane non solo possono essere sostenibili dal punto di vista nutrizionale, ma possono anche portare benefici per la salute e per l’ambiente. Adottare una dieta a base vegetale ben equilibrata rappresenta una scelta vincente per il futuro della salute umana e del pianeta.