Cosa mangiano (e non mangiano) i bambini italiani: due segnali d’allarme da non ignorare

Tra carenze di verdure e boom di cibi ultraprocessati, aumentano i rischi durante l'infanzia: educare a un’alimentazione vegetale è una priorità sociale.
Giada Guidi
Pubblicato il 29/08/2025

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Recentemente due articoli hanno riportato dati preoccupanti sulle abitudini alimentari dei più piccoli in Italia.

Il primo, pubblicato su Corriere Cook, rivela che quasi un bambino su due non consuma regolarmente né verdure né legumi.

Il secondo, su Sky TG24, denuncia un consumo eccessivo di snack dolci, salati e bevande zuccherate già nei primi anni di vita.

Come dietista esperta di sovrappeso e obesità e specializzata in alimentazione vegetariana e vegana, vorrei offrire alcune riflessioni per comprendere meglio il problema – e soprattutto per immaginare soluzioni concrete.

Non siamo di fronte a due tendenze distinte, ma a due facce della stessa medaglia.

Da una parte, una drastica riduzione del consumo di alimenti vegetali naturali e protettivi (come legumi e verdure).

Dall’altra, un’esplosione di prodotti ultraprocessati, calorici ma poveri di nutrienti, che occupano sempre più spazio nei pasti e negli spuntini.

I dati parlano chiaro:

In entrambi i casi, l’alimentazione dei bambini si allontana rischiosamente dal modello mediterraneo, tanto raccomandato dalle Linee Guida per la prevenzione di obesità, diabete e altre malattie croniche.

Troppo spesso si pensa che una dieta squilibrata nell’infanzia sia un problema a lungo termine.

In realtà, già oggi vediamo le conseguenze:

Eppure, le soluzioni esistono, e molte passano da una riscoperta dell’alimentazione (più) vegetale.

Verdure, legumi, frutta, cereali integrali e frutta secca: sono gli alimenti che dovrebbero stare al centro della dieta quotidiana dei bambini, non solo perché “fanno bene”, ma perché:

  • piacciono se proposti nel modo giusto, senza imposizioni e con il giusto esempio familiare;
  • sono versatili, economici, sostenibili;
  • aiutano a costruire il gusto fin da piccoli, evitando la dipendenza da sapori artificiali e troppo dolci o salati.

Vedo ogni giorno famiglie che, una volta accompagnate, riscoprono quanto possa essere semplice, buono ed educativo costruire pasti equilibrati anche per i bambini, usando ingredienti naturali e accessibili.

Per invertire la rotta, serve un’azione integrata: da una corretta educazione alimentare nelle scuole, alla formazione delle famiglie (senza colpevolizzazioni ma con strumenti concreti) e alla riduzione della pubblicità di cibi-spazzatura rivolta ai più piccoli.

I dati degli articoli del Corriere e di Sky TG24 non sorprendono chi lavora ogni giorno sul campo, ma devono essere un campanello d’allarme collettivo.

Non possiamo più rimandare: educare a un’alimentazione più vegetale, più semplice e più consapevole non è solo una scelta nutrizionale. È una responsabilità sociale.

Giada Guidi

Giada Guidi

Libero professionista, mi occupo di nutrizione clinica da quasi 25 anni. Ho conseguito il Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana e sono consulente della Gastroenterologia Universitaria dell’Università di Pisa per l’attività di ricerca che ha portato alla produzione di lavori scientifici, molti dei quali sull’alimentazione plant-based. Svolgo docenze presso scuole di cucina vegetariana e aiuto le persone a seguire un’alimentazione vegetale sana e bilanciata, grazie anche alla divulgazione quotidiana sui social network. Per REFOOD sono consulente scientifica per la nutrizione.
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