La transizione verso sistemi alimentari più sani e sostenibili richiede un maggiore spazio per verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta a guscio e altre fonti proteiche vegetali.
Con il termine plant-based si intende un modello alimentare prevalentemente vegetale, adattabile alle esigenze nutrizionali individuali e al contesto culturale. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definiscono sostenibili le diete che, oltre a promuovere la salute, presentano un ridotto impatto ambientale, risultano accessibili, culturalmente accettabili ed economicamente convenienti.
Anche la dieta per la salute planetaria promossa dalla Commissione EAT-Lancet del 2025 è una transizione verso un modello di alimentazione prevalentemente vegetale con alimenti non processati o minimamente processati, che tutela la salute umana e quella del pianeta.
In Italia, la quinta revisione dei LARN della Società Italiana di Nutrizione Umana ha rafforzato l’orientamento verso modelli alimentari a prevalenza vegetale e verso una maggiore presenza di fonti proteiche vegetali.
Comunque è importante evidenziare come i benefici per la salute e l’ambiente di una dieta plant-based non dipendono dalla semplice eliminazione degli alimenti animali, ma dalla qualità complessiva della dieta (povera di sale, grassi saturi e zuccheri aggiunti), dalla corretta pianificazione nutrizionale e dalla prevalenza di alimenti vegetali interi o minimamente trasformati.
La disponibilità di raccomandazioni scientifiche, tuttavia, non garantisce automaticamente la loro adozione. La disinformazione nutrizionale diffusa negli ambienti digitali può infatti rappresentare una barriera strutturale alla transizione alimentare.
Nel commento pubblicato su The Lancet Planetary Health, López-Moreno, Sánchez García e Viña evidenziano come il successo della transizione verso diete sostenibili dipenda non soltanto dalla trasformazione dei sistemi alimentari, ma anche dalle narrazioni nutrizionali che circolano negli ecosistemi digitali.
Sui social media, alimenti centrali nei modelli plant-based, come legumi, soia, cereali minimamente trasformati e oli di semi, vengono talvolta descritti in modo generalizzato come “infiammatori”, pericolosi per l’equilibrio ormonale, eccessivamente trasformati o nutrizionalmente inadeguati.

La ripetizione di queste affermazioni, anche quando non è sostenuta dall’insieme delle evidenze disponibili, può generare dubbi sulla sicurezza e sulla legittimità nutrizionale dell’alimentazione vegetale.
Il problema non riguarda soltanto la presenza di singole informazioni false, ma anche il funzionamento della comunicazione digitale. Le piattaforme basate sugli algoritmi tendono a favorire contenuti semplici, emotivamente coinvolgenti e coerenti con le convinzioni pregresse degli utenti, mentre l’evidenza scientifica in ambito nutrizionale propone generalmente valutazioni contestualizzate, prudenti e attente alla qualità complessiva della dieta.
Inoltre, l’esposizione ripetuta a messaggi nutrizionali contraddittori può produrre conseguenze che vanno oltre la semplice confusione, alimentando un senso di sfiducia verso la scienza e le raccomandazioni alimentari e favorendo, di conseguenza, scelte meno salutari.
Come possiamo affrontare questo ostacolo?
López-Moreno, Sánchez García e Viña propongono di adottare una serie di modelli di comunicazione preventivi, coerenti e facilmente accessibili alla popolazione:
- Aumentare la presenza delle istituzioni scientifiche e sanitarie negli spazi digitali, rendendo maggiormente visibili le informazioni nutrizionali basate sulle evidenze.
- Formare ricercatori e professionisti sanitari affinché sappiano comunicare online in modo chiaro, comprensibile e scientificamente accurato.
- Promuovere collaborazioni tra istituzioni pubbliche, esperti di nutrizione e divulgatori qualificati, così da raggiungere anche il pubblico che si informa prevalentemente attraverso i social media.
- Garantire una maggiore trasparenza sui conflitti di interesse e sugli interessi commerciali che possono influenzare le narrazioni relative agli alimenti e alla sostenibilità.
- Rafforzare sistemi indipendenti di verifica delle informazioni nutrizionali sulle piattaforme digitali.
Parallelamente, dovrebbero essere promosse iniziative di salute pubblica volte a migliorare l’educazione alimentare, aiutando i cittadini a valutare l’affidabilità delle fonti e riconoscere informazioni false o fuorvianti.
L’implementazione di questi interventi, in combinazione con misure complementari sui prezzi, sulla disponibilità degli alimenti e sulle politiche agricole, potrebbe accelerare la transizione verso diete più sostenibili.
In questo contesto, REFOOD si propone di contribuire al cambiamento attraverso una comunicazione accessibile, accurata e basata sulle evidenze scientifiche, contrastando i falsi miti sull’alimentazione vegetale e aiutando le persone a compiere scelte alimentari più consapevoli, sane e sostenibili.
