Diversificazione proteica tra sfide e opportunità

Il diritto è chiamato a trovare un equilibrio delicato, proteggendo sia la salute che garantendo le libertà economiche senza trasformarsi in un ostacolo all’innovazione.

Martina Mastrodomenico
Martina Mastrodomenico 07/03/2026 · 5 min di lettura
Transizione proteica: dati economici e nuove sfide per il diritto

Il report Seizing the Economic Opportunity of Alternative Proteins in Europe quantifica con chiarezza la portata economica della transizione verso le proteine alternative (vegetali, da fermentazione e coltivate). 

Secondo gli studiosi che hanno elaborato questo report, in uno scenario in cui anche vi fosse soltanto un sostegno politico moderato, il settore potrebbe generare entro il 2040 circa 111 miliardi di euro l’anno di valore aggiunto e creare oltre 414.000 posti di lavoro qualificati. 

Il solo mercato europeo degli ingredienti proteici (legumi, soia, cereali, semi oleosi)  raggiungerebbe 53 miliardi di euro, contribuendo a ridurre la dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni di soia, oggi pari a circa 19 milioni di tonnellate annue, infatti, secondo i dati Eurostat – Comext (anno commerciale 2025-26, periodo luglio-settembre) la maggiore importazione di soia proviene dal Brasile con circa il 58 % delle importazioni di semi di soia.

Accanto a queste incoraggianti prospettive economiche, la transizione proteica però solleva questioni giuridiche rilevanti. Un primo nodo riguarda l’accesso al mercato poiché molte proteine innovative rientrano nella categoria dei novel food e sono quindi soggette a procedure di autorizzazione preventiva. 

Queste modalità sono essenziali per garantire la sicurezza alimentare, ma incidono anche sui tempi di commercializzazione e sulla competitività delle imprese europee creando difficoltà in questo tipo di mercato.

Il diritto è, dunque, chiamato a bilanciare la tutela della salute con la promozione dell’innovazione, evitando che l’incertezza regolatoria si trasformi in un freno allo sviluppo industriale. 

Un secondo profilo riguarda l’agricoltura e le filiere produttive. 

Il report evidenzia, infatti, come la riconversione verso colture destinate al consumo umano diretto potrebbe generare fino a 5 miliardi di euro l’anno di entrate aggiuntive per gli agricoltori, grazie a prezzi superiori del 15–20% rispetto alle colture per mangimi.

Un terzo fronte, più recente e politicamente sensibile, riguarda la regolamentazione della comunicazione commerciale. 

In questo contesto si colloca il caso di Amsterdam, che  ha approvato nel 2025 il divieto di pubblicità della carne e dei prodotti legati ai combustibili fossili, con entrata in vigore dal 1° maggio 2026, negli spazi pubblici di competenza comunale, divenendo la prima capitale al mondo ad adottare una misura di questo tipo. Il provvedimento riguarda cartelloni, fermate degli autobus e schermi digitali di competenza comunale, escludendo negozi e proprietà private. Il voto è passato con 27 consiglieri favorevoli su 45. Dal punto di vista giuridico, la misura solleva questioni rilevanti: la compatibilità con la libertà economica, il rispetto dei contratti pubblicitari già in essere e la definizione delle categorie di prodotti vietati. Non è casuale che l’assessore agli spazi pubblici abbia richiamato il rischio di contenziosi, mentre un precedente del tribunale dell’Aia (2025 ha già riconosciuto la legittimità di un divieto analogo.

La decisione si inserisce in un percorso già avviato da altre città olandesi, tra cui Haarlem (prima al mondo nel 2022), l’Aia, Utrecht, Delft e Nijmegen, che hanno introdotto regolamenti analoghi limitando la promozione di prodotti ritenuti ad alto impatto climatico negli spazi pubblicitari urbani.

La città dell’Aia ha adottato un approccio particolarmente incisivo nel limitare la promozione di prodotti ad alto impatto climatico, concentrandosi in primo luogo sul divieto di pubblicità per i combustibili fossili (inclusi voli aerei e automobili a benzina) negli spazi pubblici, misura confermata anche all’esito di un contenzioso con il settore pubblicitario. Pur non essendo la prima città ad aver introdotto restrizioni alla pubblicità della carne, tale intervento si colloca nel più ampio contesto normativo olandese volto a ridurre la promozione di beni caratterizzati da elevata impronta ambientale.

Restano inoltre aperti interrogativi pratici: come classificare i prodotti ibridi o quelli “di transizione” (ad esempio hamburger composti per il 50% da carne bovina e per il 50% da proteine di pisello, oppure salsicce contenenti grasso animale e proteine da fermentazione)? 

Dove passa il confine tra carne, alternative e miscele, ad esempio tra un “burger di carne” con aggiunta di proteine vegetali, un “burger vegetale con aroma naturale di carne” e un prodotto ottenuto da cellule coltivate mescolate a carne convenzionale ?

In questa prospettiva, la transizione proteica non è solo un cambiamento tecnologico, ma un vero banco di prova per il diritto contemporaneo. 

Le regole sui novel food, le politiche agricole e persino le scelte in materia di pubblicità non si limitano a garantire sicurezza alimentare o la leale concorrenza del mercato, ma, piuttosto contribuiscono in modo concreto ad orientare la velocità e la direzione dell’innovazione. 

Le norme incidono sui tempi di ingresso dei prodotti, sulla localizzazione degli investimenti e sulla capacità delle imprese europee di competere a livello globale. 

Alla luce dei dati economici del report Systemiq e delle tensioni emerse nel caso di Amsterdam, appare chiaro che la transizione proteica non riguarda soltanto ciò che mangeremo, ma anche il ruolo delle istituzioni nel guidare il cambiamento. 

Il diritto è chiamato a trovare un equilibrio delicato, proteggendo sia la salute che garantendo le libertà economiche senza trasformarsi in un ostacolo all’innovazione. In gioco non vi è soltanto l’autorizzazione di nuovi prodotti ma, soprattutto, la definizione del modello alimentare ed economico che l’Europa intende promuovere nei prossimi decenni.

Martina Mastrodomenico
SCRITTO DA Martina Mastrodomenico

I am registered with the Register of Trainee Lawyers of the Rome Bar Association. I have obtained two Level II Masters in “Food Law” and Environmental Law respectively. I am currently following a professional master in Corporate Sustainability Strategy and I carry out consultancy activities in the field of sustainability. For REFOOD I deal with the drafting of articles for the web and social media.