Il dibattito
Un piatto a base di legumi ogni giorno in mensa? Una tassa sulla carne? Togliere i sussidi agli allevamenti intensivi? Tre domande su cui persone serie la pensano in modo diverso. La classe ne sceglie una e la dibatte con le regole di un dibattito vero: due squadre, tempi fissi, prove da pesare, e la parte non si sceglie. Due lezioni da 50 minuti.
Nel kit: la guida per l’insegnante, come si svolge, come pesare una fonte, tre mozioni (legumi in mensa, tassa sulla carne, sussidi agli allevamenti intensivi), ciascuna con il suo dossier e le sue carte, la scheda dei giudici, la posizione di REFOOD (separata, da leggere dopo), le fonti. Le carte si ritagliano lungo il tratteggio.
Guida per l’insegnante
Obiettivi
- Conoscere chi decide, e con quali regole: il menu di una mensa, le tasse sul cibo, i sussidi all’agricoltura.
- Distinguere i fatti dalle opinioni, e pesare una prova secondo la sua fonte.
- Costruire un argomento, rispondere a quello dell’altra parte e cambiare idea per buone ragioni.
Che cosa serve
Una copia del kit: le carte degli argomenti si ritagliano. Scegliete una sola mozione per classe: dossier e carte di quella mozione a entrambe le squadre (le carte avversarie servono a preparare le risposte), la scheda dei giudici a ogni giudice. Sei oratori, un presidente, un cronometrista; il resto della classe giudica.
Lezione 1 · Preparare (50 minuti)
| Tempo | Che cosa si fa |
|---|---|
| 10 min | La mozione alla lavagna. Prima di leggere qualsiasi cosa, ognuno scrive su un foglietto se è d’accordo e perché, e lo tiene da parte. |
| 10 min | «Come pesare una fonte»: la classe ordina tre prove del dossier dalla più solida alla meno solida, e spiega perché. |
| 5 min | Si formano le squadre per sorteggio: Proposta (a favore della mozione) e Opposizione (contro), tre oratori ciascuna; gli altri fanno i giudici, il presidente e il cronometrista. Non si sceglie la parte: si difende quella che capita. |
| 25 min | Le squadre leggono il dossier e le proprie carte, scelgono i due o tre argomenti migliori e si dividono i discorsi. Ognuno prepara anche una risposta agli argomenti più forti dell’altra parte: sono nelle carte avversarie, leggetele. |
Lezione 2 · Il dibattito (50 minuti)
| Tempo | Che cosa si fa |
|---|---|
| 3 min | Si dispone l’aula: Proposta e Opposizione una di fronte all’altra, il presidente al centro, i giudici in fondo. Il presidente legge la mozione e le regole. |
| 26 min | Il dibattito, nell’ordine e nei tempi della tabella «Come si svolge». |
| 6 min | I giudici compilano la scheda e la consegnano al presidente, che legge il risultato. Si vince per gli argomenti, non per la propria opinione. |
| 15 min | Fuori dai ruoli: ognuno riprende il foglietto della prima lezione. Ha cambiato idea? Che cosa l’ha convinto? Poi, se volete, si legge la posizione di REFOOD e si discute anche quella. |
Come guidare il dibattito
- Le carte delle due parti sono scritte con la stessa cura: gli argomenti contrari sono quelli che usano davvero le persone che si oppongono. Non c’è una squadra «dei buoni».
- Chi parla attacca gli argomenti, mai le persone. Una prova si contesta con un’altra prova, o mostrando i suoi limiti.
- Si può citare solo ciò che è nel dossier e nelle carte, o una fonte che si sa indicare. Un dato senza fonte non conta.
- Nessuno commenta il corpo, il peso o le abitudini alimentari di un compagno: si parla di menu, non di persone.
- La posizione di REFOOD è alla fine del kit, separata: è il punto di vista di un’associazione, e si discute come gli altri, dopo il dibattito.
Griglia di valutazione
| Criterio | Base | Intermedio | Avanzato |
|---|---|---|---|
| Argomenti | Affermazioni senza ragioni. | Ragioni chiare, ma separate tra loro. | Ragioni collegate, con le conseguenze concrete della mozione. |
| Prove | Nessuna, o fonti non dette. | Prove citate con la fonte. | Prove pesate: si dice quanto valgono e perché. |
| Risposte | Ignora l’altra squadra. | Risponde a qualche argomento. | Risponde agli argomenti più forti dell’altra squadra, non ai più deboli. |
| Esposizione | Legge, fuori tempo. | Chiara, nei tempi. | Chiara, nei tempi, e parla agli ascoltatori. |
Come si svolge
Il presidente dà la parola e fa rispettare i tempi; il cronometrista alza un cartello a un minuto dalla fine e allo scadere. Chi supera il tempo di oltre 20 secondi viene fermato. Durante i discorsi non si interrompe.
| Chi parla | Tempo | Che cosa fa |
|---|---|---|
| 1° Proposta | 4 min | Spiega la mozione e che cosa cambierebbe in concreto; presenta due argomenti. |
| 1° Opposizione | 4 min | Risponde alla Proposta; presenta due argomenti contro. |
| 2° Proposta | 4 min | Smonta gli argomenti dell’Opposizione; ne aggiunge uno nuovo. |
| 2° Opposizione | 4 min | Smonta gli argomenti della Proposta; ne aggiunge uno nuovo. |
| 3° Proposta | 3 min | Solo risposte, niente argomenti nuovi: dove si sono davvero scontrate le due squadre, e perché ha ragione la Proposta. |
| 3° Opposizione | 3 min | Lo stesso, per l’Opposizione. |
| Replica Opposizione | 2 min | Il 1° o il 2° oratore riassume il dibattito dal suo punto di vista. Niente argomenti nuovi. |
| Replica Proposta | 2 min | Lo stesso: la Proposta, che ha aperto, chiude. |
La Proposta sostiene la mozione e deve dire che cosa cambierebbe in concreto: quale misura, da quando, con quali eccezioni. L’Opposizione può difendere le regole di oggi o proporre un’altra soluzione, ma deve dire quale.
Come pesare una fonte

Su ogni carta, sotto ogni prova, c’è il tipo di fonte. Nessun tipo vince sempre: una linea guida dice che cosa è consigliato, non se è giusto imporlo; uno studio vale per le persone e i luoghi che ha studiato. Ma chi porta una prova deve saper dire da dove viene.
| Tipo | Che cosa dice, e che cosa no |
|---|---|
| Legge, linea guida o dato ufficiale | Una norma, un capitolato, una linea guida del Ministero, un dato ISTAT. Dice che cosa è previsto o quanti sono: non dice se è giusto. |
| Studio scientifico | Pubblicato su una rivista che lo fa controllare da altri esperti. Conta come è stato fatto: su quante persone, dove, quando. |
| Giornalismo | Un articolo che riporta fatti: utile, ma va controllato da dove li prende. Due giornali che copiano la stessa fonte valgono una fonte. |
| Posizione di parte | Un’associazione, un’impresa, un sindacato: dicono che cosa vogliono e perché. Legittimo, ma non neutrale; chi lo cita deve dire chi parla. |
Tre domande da fare a ogni prova: chi lo dice, e che interesse ha? Quando, e dove: vale anche per la nostra scuola, oggi? Che cosa dimostra davvero, e che cosa no?
Mozione: un piatto a base di legumi ogni giorno in mensa

Questa Camera renderebbe obbligatorio, in ogni mensa scolastica, un piatto completo a base di legumi disponibile ogni giorno, accanto al menu abituale.
Dossier: i fatti
- Il menu di una mensa scolastica lo decide il Comune (o la scuola, se gestisce il servizio) con il servizio di igiene degli alimenti e nutrizione della ASL, che lo approva. Le regole stanno nel capitolato d’appalto con la ditta che cucina.
- Le Linee guida italiane per una sana alimentazione consigliano i legumi 2–4 volte a settimana, anche come secondo piatto al posto della carne.
- La «dieta per la salute planetaria» della Commissione EAT-Lancet (2019) prevede legumi ogni giorno e carne rossa circa una volta a settimana.
- Un chilo di carne bovina emette in media circa 60 kg di CO₂ equivalente; un chilo di legumi circa 1 kg (Poore & Nemecek, 2018).
- I legumi secchi costano pochi euro al chilo e, a parità di proteine, una frazione della carne; costano di più i prodotti vegetali pronti e confezionati.
- Nelle mense scolastiche italiane una parte rilevante del cibo servito finisce nel bidone; i piatti meno graditi sono i più sprecati (Falasconi et al., 2015).
- I legumi non contengono vitamina B12, che negli alimenti si trova solo in quelli di origine animale o negli alimenti arricchiti; un pasto, però, non è una dieta intera.
- Cambiare un menu scolastico richiede di rifare il capitolato, formare i cuochi e, spesso, nuove attrezzature o tempi di cottura diversi: ha costi e tempi.
Carte della Proposta (a favore)
Salute: un piatto che manca
I legumi portano proteine, fibra e ferro, e le linee guida italiane li consigliano 2–4 volte a settimana: nella maggior parte dei menu scolastici compaiono una volta, come contorno. Un piatto completo ogni giorno rende normale quello che oggi è un’eccezione.
Tipo di fonte: linea guida (CREA, 2018)
Pianeta: la leva più grande è il piatto
Un chilo di carne bovina pesa sul clima circa sessanta volte un chilo di legumi. La mensa serve lo stesso piatto a centinaia di studenti ogni giorno: è il posto dove una scelta piccola diventa grande. L’educazione civica chiede di parlare di sviluppo sostenibile: la mensa è l’esercizio pratico.
Tipo di fonte: studio scientifico (Poore & Nemecek, Science 2018)
Costo e inclusione: un piatto per tutti
I legumi costano meno della carne e del pesce. E un piatto a base di legumi va bene per chi è vegetariano, per chi non mangia carne per religione, per chi è allergico a latte o uova: oggi queste persone chiedono un menu speciale, domani avrebbero lo stesso piatto di tutti.
Tipo di fonte: dato di costo (REFOOD, 2026) e linea guida (EAT-Lancet, 2019)
Carte dell’Opposizione (contro)
Lo spreco: un piatto non mangiato non nutre
Nelle mense italiane una parte rilevante del cibo finisce nel bidone, e i piatti meno graditi sono i più sprecati. Un obbligo che arriva dall’alto rischia di riempire i bidoni, non gli studenti. Prima il gradimento, poi le regole: assaggi, ricette buone, poi si decide.
Tipo di fonte: studio scientifico (Falasconi et al., Sustainability 2015)
Libertà e abitudini: la mensa non è una lezione
Il pranzo è un momento di scelta e di famiglia: molti genitori vogliono che i figli mangino a scuola quello che mangiano a casa. Un’opzione in più va bene; un obbligo per legge è un altro discorso. Chi decide che cosa è giusto per tutti?
Tipo di fonte: posizione di parte (associazioni di genitori; da pesare come tale)
Costi e tempi: il capitolato non si cambia in un giorno
Un piatto nuovo ogni giorno vuol dire rifare il capitolato con la ditta, formare i cuochi, cambiare tempi di cottura e attrezzature, rivedere le diete speciali. Tutto con lo stesso budget per pasto. E i legumi da soli non danno vitamina B12: il menu va pensato intero, non un piatto alla volta.
Tipo di fonte: dato ufficiale (capitolati e linee guida ASL) e linea guida (SINU, LARN)
Mozione: una tassa sulla carne

Questa Camera introdurrebbe una tassa sul consumo di carne, con il gettito destinato a rendere più economici frutta, verdura e legumi.
Dossier: i fatti
- In Italia l’IVA sulla carne è al 10%. Su ortaggi freschi, frutta e legumi secchi è al 4%, come su latte fresco, burro e formaggi (decreto sull’IVA, DPR 633/1972, Tabella A).
- Una tassa sulla carne si può costruire in modi diversi: alzando l’IVA, con una cifra fissa per chilo, oppure tassando le emissioni degli allevamenti. Chi la paga, e quanto, dipende dalla scelta.
- Nel 2024 la Danimarca ha raggiunto un accordo politico per tassare, dal 2030, le emissioni degli allevamenti di bovini e suini: 300 corone (circa 40 euro) per tonnellata di CO₂ equivalente, 750 dal 2035, con uno sconto di base del 60%. Sarebbe il primo Paese al mondo. La paga chi alleva, e nei primi anni il gettito torna agli agricoltori per la transizione verde.
- Uno studio dell’Università di Oxford (Springmann et al., 2017) ha simulato in 150 Paesi una tassa sulle emissioni di tutti i cibi. Per coprire il suo costo sul clima, la carne bovina dovrebbe costare circa il 40% in più; secondo il modello si eviterebbe circa un miliardo di tonnellate di gas serra in un anno.
- Nello stesso studio, senza compensazioni, in alcuni Paesi poveri aumenterebbero le persone sottopeso. Con il gettito usato per sostenere i redditi, o per rendere più economici frutta e verdura, l’effetto sulla salute sarebbe positivo in tutti i 150 Paesi.
- Uno studio del 2025 (Springmann et al.) ha simulato per l’Europa IVA zero su frutta e verdura e IVA più alta su carne e latticini: emissioni del cibo −6%, circa 170.000 morti in meno all’anno legate all’alimentazione, costo medio della spesa quasi invariato. Gli autori avvertono che, senza compensazioni, le tasse sul cibo possono pesare di più su chi ha meno.
- Una rassegna di economisti e scienziati (Funke et al., 2022) conclude che, se si contano i danni all’ambiente, la carne oggi costa meno di quanto dovrebbe: è «sottoprezzata».
- Nel 2024 le famiglie italiane hanno speso per cibo e bevande analcoliche in media il 19,3% del loro bilancio: il 25,4% al Sud, il 17,4% nel Nord-est (ISTAT).
Carte della Proposta (a favore)
Chi inquina paga
Il prezzo della carne non comprende i danni che la sua produzione fa al clima e all’ambiente: li paghiamo tutti, anche chi non la mangia. Una rassegna di economisti e scienziati conclude che la carne è «sottoprezzata». «Chi inquina paga» è un principio scritto nei trattati europei: la tassa lo applica al cibo.
Tipo di fonte: studio scientifico (Funke et al., Review of Environmental Economics and Policy 2022) e legge, linea guida o dato ufficiale (Trattato sul funzionamento dell’UE, art. 191)
Non una tassa in più: uno scambio
La mozione non prende soldi per lo Stato: li sposta. Quello che si paga in più sulla carne torna come sconto su frutta, verdura e legumi. In una simulazione per l’Europa, uno scambio così riduce le emissioni del cibo del 6% ed evita circa 170.000 morti l’anno, mentre il costo medio della spesa resta quasi uguale. Chi sposta un po’ del carrello verso i vegetali può anche risparmiare.
Tipo di fonte: studio scientifico (Springmann et al., Nature Food 2025)
Lo strumento esiste già
Lo Stato già oggi non tassa tutti i cibi allo stesso modo: in Italia l’IVA è al 4% sulla verdura e al 10% sulla carne. E la Danimarca ha deciso di tassare le emissioni degli allevamenti dal 2030, primo Paese al mondo. Non serve inventare nulla: si tratta di decidere quanto deve pesare il clima nel prezzo, e di restituire il gettito in cibo sano.
Tipo di fonte: legge, linea guida o dato ufficiale (DPR 633/1972, Tabella A) e giornalismo (The Local Denmark, 2024)
Carte dell’Opposizione (contro)
Chi ha meno paga di più
Una tassa sui consumi pesa di più su chi spende per mangiare una parte grande del bilancio: in Italia il cibo vale il 19,3% della spesa delle famiglie, ma il 25,4% al Sud. Lo scrivono anche gli autori degli studi a favore: senza compensazioni, le tasse sul cibo colpiscono di più chi ha meno. E chi garantisce che il gettito torni davvero, e alle stesse famiglie?
Tipo di fonte: legge, linea guida o dato ufficiale (ISTAT, 2025) e studio scientifico (Springmann et al., Nature Food 2025)
Il piatto è una scelta, non una colpa
Nove italiani su dieci mangiano carne. Le Linee guida italiane non chiedono di eliminarla: chiedono di limitarla, soprattutto quella rossa e i salumi. Una tassa colpisce allo stesso modo chi mangia carne ogni giorno e chi una volta a settimana: punisce anche chi già mangia con misura. Informare ed educare, sì; decidere il piatto degli altri con il prezzo, no.
Tipo di fonte: posizione di parte (Coldiretti su dati Eurispes, 2020) e legge, linea guida o dato ufficiale (CREA, 2018)
Gli allevatori e le aree interne
Meno carne venduta vuol dire meno reddito per chi alleva. E non tutti gli allevamenti sono uguali: sui pascoli di collina e di montagna gli animali mangiano erba che le persone non possono mangiare. Nel mondo l’86% di quello che mangia il bestiame non è commestibile per noi. Per Coldiretti una tassa sulla carne è «inaccettabile» in un momento di difficoltà economica.
Tipo di fonte: studio scientifico (Mottet et al., Global Food Security 2017) e posizione di parte (Coldiretti, 2018)
Mozione: stop ai sussidi agli allevamenti intensivi

Questa Camera toglierebbe i sussidi pubblici agli allevamenti intensivi e li sposterebbe verso l’agricoltura per il consumo umano diretto.
Dossier: i fatti
- La Politica agricola comune (PAC) è il sistema di sussidi agricoli dell’Unione europea. Nel bilancio 2021–2027 vale 386,6 miliardi di euro (Parlamento europeo).
- La maggior parte dei pagamenti diretti della PAC si paga a ettaro, quindi segue la terra: nel 2020 l’80% dei beneficiari ha ricevuto circa il 20% dei pagamenti diretti, e il 20% più grande circa l’80% (Commissione europea).
- Uno studio su dati del 2013 (Kortleve et al., 2024) calcola che l’82% dei sussidi agricoli dell’UE va ai cibi di origine animale: il 38% direttamente, il 44% attraverso i mangimi. Questi cibi danno il 35% delle calorie e il 65% delle proteine degli europei, e l’84% delle emissioni del cibo prodotto nell’UE. Secondo gli autori, fino al 2020 la distribuzione è cambiata poco.
- Secondo Greenpeace (2019), oltre il 71% della superficie agricola dell’UE, pascoli compresi, serve a nutrire il bestiame.
- Secondo uno studio di ricercatori della FAO (Mottet et al., 2017), nel mondo l’86% di quello che mangiano gli animali da allevamento non è commestibile per le persone: erba, foglie, residui dei raccolti, sottoprodotti. In media servono circa 3 kg di cereali per 1 kg di carne.
- Non esiste una definizione unica di «allevamento intensivo». La direttiva europea sulle emissioni industriali (2010/75/UE) chiede un’autorizzazione speciale agli allevamenti con più di 40.000 posti per il pollame, 2.000 per i suini da produzione (oltre 30 kg) o 750 per le scrofe. La revisione del 2024 (direttiva UE 2024/1785) la estende a più allevamenti di suini e pollame, ma non ai bovini.
- Nel Piano strategico italiano della PAC 2023–2027, l’Eco-schema 1 paga gli allevatori che riducono gli antibiotici e migliorano il benessere animale: oltre 370 milioni di euro l’anno, più del 40% dei fondi per gli eco-schemi.
- Il bilancio UE 2028–2034 è in discussione. A luglio 2025 la Commissione europea ha proposto di mettere i fondi agricoli in un fondo unico con altre politiche; Coldiretti calcola un taglio della PAC del 20%, da 386 a circa 300 miliardi.
Carte della Proposta (a favore)
Soldi pubblici per il cibo che serve
Secondo uno studio pubblicato su Nature Food, l’82% dei sussidi agricoli europei finisce ai cibi di origine animale, che però danno il 35% delle calorie. Gli stessi cibi pesano per l’84% delle emissioni del cibo prodotto nell’UE. Spostare quei soldi verso legumi, cereali, ortaggi e frutta vuol dire più cibo e meno emissioni per ogni euro pubblico.
Tipo di fonte: studio scientifico (Kortleve et al., Nature Food 2024)
La terra per le persone
Oltre il 71% della superficie agricola europea serve a nutrire il bestiame. Nel mondo carne, latticini, uova e pesce d’allevamento usano l’83% dei terreni agricoli e danno il 18% delle calorie. Ogni campo di mais o di soia per i mangimi è un campo che potrebbe dare cibo direttamente alle persone.
Tipo di fonte: posizione di parte (Greenpeace, Feeding the problem, 2019) e studio scientifico (Poore & Nemecek, Science 2018)
Non contro gli agricoltori, contro le stalle-fabbrica
La mozione non tocca i piccoli allevamenti né i pascoli di montagna: riguarda i grandi allevamenti intensivi, che la legge europea sa già riconoscere per dimensione. Oggi la PAC paga soprattutto in base agli ettari, e il 20% dei beneficiari, i più grandi, riceve circa l’80% dei pagamenti diretti. Spostare quei soldi può aiutare proprio le aziende più piccole e chi coltiva cibo per le persone.
Tipo di fonte: legge, linea guida o dato ufficiale (Commissione europea, 2021; direttiva 2010/75/UE)
Carte dell’Opposizione (contro)
Chi decide che cos’è intensivo?
Non c’è una definizione unica. La legge europea usa soglie di dimensione, e nel 2024 ha lasciato fuori i bovini, che la Commissione voleva includere. Una stalla grande non è per forza peggiore di una piccola: per Confagricoltura le imprese medie e grandi sono «quelle che investono di più in innovazione». Una linea tracciata sul numero di capi rischia di colpire chi ha già investito e di risparmiare chi no.
Tipo di fonte: legge, linea guida o dato ufficiale (direttive 2010/75/UE e 2024/1785) e posizione di parte (Confagricoltura, riportata da Il Fatto Quotidiano, 2021)
Il benessere animale costa
Togliere i sussidi agli allevamenti intensivi vuol dire toglierli proprio a quelli che dovrebbero cambiare di più: più spazio, meno antibiotici, stalle nuove. Oggi l’Eco-schema 1 della PAC italiana paga gli allevatori che riducono gli antibiotici e migliorano il benessere animale: oltre 370 milioni di euro l’anno. Senza quei soldi, chi pagherà le stalle nuove?
Tipo di fonte: legge, linea guida o dato ufficiale (Masaf, Piano strategico della PAC 2023–2027)
Reddito agricolo e cibo sicuro
La PAC è nata per garantire che il cibo ci sia, a prezzi ragionevoli, e un tenore di vita equo a chi lavora la terra: lo dice l’articolo 39 del Trattato sul funzionamento dell’UE. Molti allevatori vivono anche grazie a quei pagamenti, e una stalla chiusa non si riapre in un anno. Per Coldiretti anche un taglio del 20% alla PAC sarebbe «un disastro annunciato», con oltre 770.000 aziende agricole italiane colpite.
Tipo di fonte: legge, linea guida o dato ufficiale (Trattato sul funzionamento dell’UE, art. 39) e posizione di parte (Coldiretti, 2025)
Scheda dei giudici
Per ogni squadra, un voto da 1 a 4 per ogni criterio. Vince chi ha argomentato meglio, non chi aveva ragione secondo te.
| Criterio | Proposta (1–4) | Opposizione (1–4) |
|---|---|---|
| Argomenti chiari e collegati alla mozione | ||
| Prove citate con la fonte, e pesate | ||
| Risposte agli argomenti più forti dell’altra parte | ||
| Esposizione: nei tempi, rivolta a chi ascolta | ||
| Totale |
Il momento più convincente del dibattito: ______________________________________________
La posizione di REFOOD
REFOOD è un’associazione che promuove un sistema alimentare basato sulle proteine vegetali. È una posizione di parte: discutetela come le altre, dopo il dibattito, chiedendovi che cosa la sostiene e che cosa le manca.
- Mensa. Con la campagna Mense Più Green REFOOD chiede che nelle mense pubbliche, a partire da ospedali e scuole, ci sia ogni giorno un’opzione completa a base vegetale: una scelta in più, non un obbligo per chi mangia.
- Sussidi. Nella pagina Cosa facciamo REFOOD scrive che il primo passo è «dirottare i sussidi diretti e indiretti che attualmente sostengono gli allevamenti intensivi verso l’agricoltura di prossimità e varietà locali destinate alla produzione di alimenti per il consumo umano diretto».
- Tassa sulla carne. REFOOD non ha una posizione ufficiale su questa mozione: dibattetela senza di noi.
Fonti
- CREA, Linee guida per una sana alimentazione, 2018.
- Willett W. et al., Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission, The Lancet, 2019.
- Poore J., Nemecek T., Reducing food’s environmental impacts through producers and consumers, Science, 2018.
- Falasconi L. et al., Food Waste in School Catering: An Italian Case Study, Sustainability, 2015.
- SINU, LARN – Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti, 2014.
- Springmann M. et al., The global and regional costs of healthy and sustainable dietary patterns, The Lancet Planetary Health, 2021.
- REFOOD, Mangiare vegetale costa meno? Cosa dicono i dati, 2026.
- Springmann M. et al., Mitigation potential and global health impacts from emissions pricing of food commodities, Nature Climate Change, 2017.
- Springmann M. et al., A reform of value-added taxes on foods can have health, environmental and economic benefits in Europe, Nature Food, 2025.
- Funke F. et al., Toward Optimal Meat Pricing: Is It Time to Tax Meat Consumption?, Review of Environmental Economics and Policy, 2022.
- Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, Tabella A, parti II e III.
- Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, articoli 39 e 191.
- ISTAT, Le spese per i consumi delle famiglie. Anno 2024, 2025.
- The Local Denmark, Denmark confirms plan for world-first livestock CO2 tax by 2030, 2024.
- Ministero degli esteri e del commercio della Nuova Zelanda (MFAT), A Green Denmark: First country to tax agricultural emissions, 2024.
- Coldiretti, No alla tassa sulla carne, colpiti 9 italiani su 10, 2018.
- Coldiretti, No alla tassa europea sulla carne da 9 italiani su 10, 2020.
- Parlamento europeo, The EU common agricultural policy, its reform and future in brief, 2021.
- Commissione europea, Direct payments to agricultural producers – graphs and figures, financial year 2020, 2021.
- Kortleve A.J. et al., Over 80% of the European Union’s Common Agricultural Policy supports emissions-intensive animal products, Nature Food, 2024.
- Greenpeace, Feeding the problem: the dangerous intensification of animal farming in Europe, 2019.
- Mottet A. et al., Livestock: On our plates or eating at our table? A new analysis of the feed/food debate, Global Food Security, 2017.
- Direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali, e direttiva (UE) 2024/1785 che la modifica.
- Ministero dell’agricoltura (Masaf), Piano strategico della PAC 2023–2027, Eco-schema 1.
- Gaita L., Politica agricola comune, maggio mese decisivo ma ancora troppe le questioni sul tavolo, Il Fatto Quotidiano, 2021.
- Coldiretti, Ue: taglio 20% Pac 2028-2034 è disastro annunciato, 2025.