L’eccesso ponderale in età pediatrica: il percorso verso la salute inizia da bambini

L’eccesso ponderale non è un’etichetta estetica ma un problema di salute, perché può evolvere nella cosiddetta sindrome metabolica, un insieme di condizioni che coinvolgono diversi organi e apparati del nostro organismo e che può ridurre la qualità di vita e aumentare la mortalità in età adulta.

Carmelo Pistone
Carmelo Pistone 15/06/2026 · 8 min di lettura

La scena è familiare a molti genitori: colazione di corsa, una merendina nello zaino “perché tanto la mangiano tutti”, il pomeriggio diviso tra compiti e schermi. Piccoli gesti quotidiani che sembrano innocui, ma che nel tempo possono contribuire a un problema sempre più diffuso: l’eccesso ponderale in età pediatrica.

Oggi oltre 2,6 miliardi di persone nel mondo vivono con sovrappeso o obesità e, tra loro, rientra circa il 10% di bambini e adolescenti

In Italia, i dati sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità pubblica, Epicentro e in particolare OKkio alla SALUTE 2023 (il sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità e i fattori di rischio a essi correlati nei bambini delle scuole primarie) confermano la criticità: quasi un terzo dei bambini presenta sovrappeso o obesità, con valori più alti nelle regioni del Sud e nelle famiglie con maggiori difficoltà socio-economiche.

Perché il problema è spesso sottovalutato

Uno degli ostacoli principali è la percezione distorta del problema da parte delle famiglie. Secondo l’ultimo report di OKkio alla SALUTE: 

  • il 45% dei genitori di bambini in sovrappeso o obesi li percepisce come normopeso;
  • il 73% dei genitori ritiene che i propri figli non mangino troppo.

Non si tratta di superficialità: parole come “sovrappeso” e “obesità” sono spesso vissute come etichette stigmatizzanti, invece che come indicatori clinici utili per prevenire complicanze future. Serve quindi un linguaggio più chiaro, rispettoso e orientato alla salute.

Perché l’eccesso ponderale è un problema di salute (e non estetico)

L’eccesso ponderale non è un’etichetta estetica ma un problema di salute, perché può evolvere nella cosiddetta sindrome metabolica, un insieme di condizioni che coinvolgono diversi organi e apparati del nostro organismo e che può ridurre la qualità di vita e aumentare la mortalità in età adulta.

Tra le complicanze più frequenti troviamo:

  • diabete mellito di tipo 2,
  • ipertensione arteriosa,
  • steatosi epatica,
  • disturbi ortopedici,
  • difficoltà psicologiche e relazionali.

Come tutori dell’infanzia, noi adulti dobbiamo chiederci dove stiamo sbagliando. Solo molto raramente, infatti, l’obesità in età pediatrica ha un’origine secondaria (alterazioni genetiche o problemi ormonali). Nella stragrande maggioranza dei casi, invece, si tratta di una “obesità essenziale”, legata a cattiva alimentazione e sedentarietà: due moventi che spesso si auto-alimentano in un circolo vizioso difficile da spezzare.

Stili di vita: cosa non funziona oggi 

I dati di OKkio alla SALUTE 2023 mostrano che, in Italia, c’è ancora molto da fare per promuovere stili di vita sani.

Attività fisica e sedentarietà

Quasi la metà dei bambini trascorre più di 2 ore al giorno davanti agli schermi (TV, videogiochi, tablet, smartphone)Solo un terzo va a scuola a piedi o in biciclettaMeno della metà pratica sport almeno due volte a settimana

Spesso non è una mancanza di volontà: mancano spazi sicuri, le palestre scolastiche sono inadeguate e le attività sportive extra-scolastiche possono avere costi elevati.

Abitudini alimentari poco salutari

Circa il 10% dei bambini non fa colazione
Quasi il 40% fa una colazione sbilanciata (troppi zuccheri e grassi)
Più della metà consuma merende abbondanti e poco sane
Un quarto beve quotidianamente bevande zuccherate
Circa il 40% mangia legumi meno di una volta a settimana
Circa il 25% consuma frutta e/o verdura meno di una volta al giorno

Una cattiva informazione e un’educazione alimentare poco efficace hanno trasformato il nostro Paese, un tempo culla della dieta mediterranea, in una delle nazioni europee con abitudini di vita più critiche e con elevata incidenza di eccesso ponderale. A scuola, la distribuzione di alimenti sani è limitata e il coinvolgimento dei genitori nelle iniziative di educazione alimentare è scarso. A casa, condizioni socio-economiche difficili e la presenza di altri familiari con eccesso ponderale rendono ancora più complesso adottare abitudini salutari.

A tutto questo si aggiunge anche il peso delle abitudini culturali: in Italia il cibo è tradizione, ma alcune consuetudini sono cambiate nel tempo (porzioni più abbondanti, maggior uso di carni e formaggi, prodotti industriali “ispirati” alle ricette di una volta ma con più zuccheri e grassi). Questi cambiamenti ci hanno allontanato dal modello mediterraneo originario, ricco di alimenti vegetali. Per questo è fondamentale che professionisti della salute e insegnanti offrano un’educazione alimentare chiara e basata sulle evidenze scientifiche, valorizzando ciò che la tradizione ha di più sano.

L’importanza degli alimenti vegetali e del modello della dieta mediterranea

Negli ultimi anni, numerose evidenze scientifiche hanno mostrato come un’alimentazione ricca di alimenti di origine vegetale, così com’è nel modello della dieta mediterranea, sia un valido alleato nella prevenzione dell’eccesso ponderale in età pediatrica.

Frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi sono naturalmente ricchi di fibre, vitamine e minerali, e hanno una densità calorica più bassa rispetto a molti alimenti di origine animale. Questo favorisce la sazietà senza eccedere con le calorie, contribuendo a un migliore controllo del peso corporeo.

Parallelamente, un consumo eccessivo di alimenti di origine animale, soprattutto carni rosse e lavorate, formaggi e prodotti ricchi di grassi saturi, è spesso associato a un maggior rischio di sovrappeso, obesità e complicanze metaboliche. Ridurne la frequenza a favore di fonti proteiche vegetali come legumi, tofu, tempeh e seitan può essere una scelta utile non solo per la salute del bambino, ma anche per l’intero nucleo familiare e per l’ambiente.

Promuovere un modello alimentare prevalentemente vegetale non significa imporre restrizioni: significa aumentare la varietà, introdurre nuovi sapori e nuove abitudini che possono accompagnare i bambini verso uno stile di vita più sano, equilibrato e sostenibile.

Piccoli cambiamenti, grandi risultati

L’eccesso ponderale in età pediatrica è un problema complesso, che nasce dall’intreccio di abitudini familiari, contesti sociali, scelte alimentari e opportunità di movimento fisico. Non esistono soluzioni rapide, ma esistono percorsi efficaci: educazione, consapevolezza e piccoli cambiamenti quotidiani che, nel tempo, costruiscono i mattoncini della salute.

Scegliere più alimenti vegetali, ridurre quelli di origine animale, favorire l’attività fisica e creare un ambiente familiare che valorizzi il benessere sono passi concreti che ogni genitore può intraprendere.

Eppure, iniziare può sembrare difficile. È normale sentirsi sopraffatti o pieni di dubbi: ogni famiglia ha i suoi ritmi, le sue sfide e le sue risorse. Proviamo allora a cambiare prospettiva e ad affrontare insieme i dubbi più comuni.

“Ho altri figli che non sono sovrappeso. Come faccio ad accontentare tutti?”L’eccesso ponderale è solo una delle possibili conseguenze di un’alimentazione poco equilibrata e di uno stile di vita sedentario. Migliorare le abitudini fa bene a tutti, indipendentemente dal peso. Pensiamo al cambiamento come a un regalo collettivo: più energia, più benessere, più salute per tutta la famiglia.
“I miei figli non mangiano frutta, verdure e legumi. Ho provato, ma rifiutano tutto!”Capita spesso. Il primo passo è smettere di considerare verdure e legumi come “contorni”. Se i piatti principali sono troppo ricchi di carboidrati o proteine animali, i bambini arrivano già sazi e non hanno spazio per il resto.Alcune strategie utili:Ridurre leggermente le porzioni dei piatti principali, così da lasciare appetito per frutta e verdure.Servire le verdure all’inizio del pasto, quando la fame è maggiore.Proporre i legumi come piatto principale, non come aggiunta, accompagnandoli con cereali e verdure.Semplificare la preparazione: verdure e legumi surgelati o in barattolo sono ottime alternative e velocizzano la cucina.Coinvolgere i bambini nella scelta e nella preparazione: toccare, annusare, scegliere per colore o forma rende tutto più divertente e meno “imposto”.E, soprattutto, ricordiamoci che l’esposizione ripetuta funziona: anche se rifiutano oggi, domani potrebbe andare meglio.
“Vorrei far iniziare uno sport, ma è complicato: compiti, distanze, orari…”È una difficoltà molto comune. Non serve puntare subito a qualcosa di impegnativo: anche 40–60 minuti al giorno di attività aerobica leggera, come una camminata veloce, aiutano il metabolismo e il benessere generale.Lo sport strutturato, però, offre benefici unici: socializzazione, disciplina, divertimento, coordinazione. Possiamo:fare qualche prova per capire cosa piace davvero;iniziare con attività leggere e accessibili;privilegiare gli sport di squadra, spesso più motivanti.L’obiettivo non è la performance, ma trovare un movimento che faccia stare bene.
“E le feste? I compleanni? Non posso mica vietarglieli!”Assolutamente. Il cibo è anche relazione, gioia, condivisione. Le feste devono restare un piacere, non un problema. L’importante è che siano eccezioni, non la norma.Quando si mangia fuori, possiamo comunque orientare la scelta verso opzioni più vegetali e salutari: oggi molti ristoranti e catene di fast food offrono alternative gustose che piacciono anche ai bambini.
“A casa posso gestire meglio l’alimentazione, ma come faccio a scuola con le merende e con la mensa?”Per le merende, ci sono tante opzioni semplici e sane:frutta fresca che si conserva bene nello zaino;frutta secca (mandorle, noci, pistacchi, anacardi);una fetta di pane o dei crackers semplici;da bere, sempre acqua.Per la mensa, invece, può essere utile partecipare attivamente: unirsi alla commissione mensa, proporre più piatti vegetali, dare feedback costruttivi. Far sentire la propria voce può davvero fare la differenza.

Conclusioni

Investire nella salute dei bambini significa investire nel futuro: un futuro fatto di adulti più sani, più forti e più consapevoli delle proprie scelte.

Il percorso verso la salute inizia da bambini, ma continua ogni giorno nelle scelte che facciamo a tavola e nello stile di vita che decidiamo di abbracciare.

Ogni scelta, anche la più piccola, può fare la differenza.

Carmelo Pistone
SCRITTO DA Carmelo Pistone

Esperto in Diabetologia Pediatrica Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia

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