Se davanti allo scaffale vi siete mai chiesti quale prodotto scegliere tra confezioni apparentemente simili, sapete quanto possa essere difficile orientarsi. Yogurt di soia, biscotti, piatti pronti o bevande vegetali possono sembrare quasi identici a colpo d’occhio, pur avendo quantità molto diverse di zuccheri, grassi saturi o sale.
Il punto è che le informazioni ci sono, ma non sempre sono facili da leggere nel momento in cui servono: quando si sta scegliendo cosa mettere nel carrello.
Da questa esigenza nascono i sistemi di etichettatura nutrizionale frontale, in inglese indicati come sistemi front-of-pack o FOP: modelli che riportano alcune informazioni nutrizionali nella parte anteriore della confezione, con l’obiettivo di rendere più immediata la lettura delle caratteristiche di un prodotto e aiutare il consumatore a orientarsi.
Tra questi sistemi, il più discusso in Europa è il Nutri-Score. Negli ultimi anni è diventato centrale nel dibattito sulle politiche pubbliche che riguardano alimentazione e salute. Nonostante questo, a livello europeo non è oggi un sistema obbligatorio.
Per capire perché se ne parla tanto, e perché alcuni Paesi lo sostengono mentre altri propongono modelli alternativi, bisogna partire da una domanda semplice: che cosa può fare davvero un’etichetta posta sul fronte di una confezione?
Che cosa si intende per etichettatura nutrizionale frontale
L’etichettatura nutrizionale frontale è una forma semplificata di presentazione delle informazioni nutrizionali. A differenza della tabella nutrizionale obbligatoria, che di solito si trova sul retro o sul lato della confezione, questo tipo di informazione è collocata nella parte anteriore del prodotto.
La sua funzione è aiutare il consumatore a orientarsi più rapidamente. La tabella nutrizionale richiede tempo e attenzione. Un sistema frontale prova invece a offrire un primo segnale, più visibile e immediato.
Questo non significa che l’etichetta frontale possa raccontare tutto. Non spiega da sola la qualità complessiva di una dieta, non dice quanto spesso consumare un alimento e non sostituisce la lettura degli ingredienti o dei valori nutrizionali.
Può però aiutare a fare un primo confronto, soprattutto tra prodotti della stessa categoria: per esempio, due yogurt di soia, due confezioni di biscotti per la colazione, due bevande vegetali o due piatti pronti. È meno utile, invece, se viene interpretata come un giudizio assoluto tra alimenti molto diversi, come uno yogurt di soia, una merendina e un olio da condimento.
Per questo motivo l’etichettatura nutrizionale frontale è diventata anche un tema di politica pubblica. Non riguarda solo il modo in cui una confezione appare sullo scaffale, ma il rapporto tra informazione, salute, mercato e libertà di scelta.
Che cos’è il Nutri-Score
Il Nutri-Score, adottato o raccomandato su base volontaria da Paesi come Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera, è un sistema di etichettatura nutrizionale frontale che sintetizza la qualità nutrizionale di un alimento attraverso una scala composta da cinque lettere e cinque colori.
La scala va dalla A, associata al colore verde e a una valutazione più favorevole, alla E, associata a un colore più scuro e a una valutazione meno favorevole. Davanti a una confezione, il consumatore trova quindi un segnale visivo immediato: una lettera e un colore.
Il Nutri-Score si basa su un algoritmo che tiene conto di componenti considerate da limitare, come zuccheri, grassi saturi e sale, e di componenti considerate favorevoli, come fibre, proteine e presenza di frutta, verdura, legumi o frutta a guscio. Il risultato viene poi tradotto nella lettera e nel colore riportati sulla confezione.
Questo segnale non descrive ogni dettaglio dell’alimento. Non dice, da solo, se quel prodotto sia adatto a ogni persona o se debba essere consumato spesso o raramente. Lo colloca però in una classe nutrizionale e rende più semplice il confronto con prodotti simili.
La sua funzione principale è infatti comparativa. Può essere utile, per esempio, quando si confrontano due yogurt alla frutta, due cereali per la colazione, due merendine, due piatti pronti, due bevande vegetali o due snack salati.
In questi casi, la lettera e il colore possono aiutare a individuare più rapidamente differenze nutrizionali che, leggendo solo il fronte della confezione, non sarebbero immediate.
Proprio questa immediatezza è però al centro del dibattito. Per i sostenitori, il Nutri-Score rende più comprensibile l’informazione nutrizionale e può orientare verso scelte più consapevoli. Per i critici, invece, il rischio è che una classificazione sintetica venga interpretata come un giudizio assoluto sul prodotto, senza considerare quantità consumate, frequenza, dieta complessiva e tradizioni alimentari.
In altre parole, il Nutri-Score prova a rispondere a un bisogno reale, quello di rendere più leggibile un’informazione complessa. Ma proprio perché semplifica, solleva una questione importante: fino a che punto è possibile tradurre la qualità nutrizionale di un alimento in un solo simbolo?

La normativa europea: cosa è obbligatorio e cosa no
Per inquadrare correttamente il Nutri-Score bisogna partire dalla normativa europea sull’informazione alimentare. Il riferimento principale è il Regolamento (UE) n. 1169/2011, che disciplina le informazioni sugli alimenti fornite ai consumatori.
Questo regolamento stabilisce i requisiti dell’etichettatura alimentare. Tra le informazioni previste rientra anche la dichiarazione nutrizionale, che deve essere presentata secondo criteri comuni. L’obiettivo è garantire che il consumatore riceva informazioni corrette, chiare e non ingannevoli.
Per il tema dell’etichettatura nutrizionale frontale è particolarmente importante l’articolo 35 del Regolamento. Questo articolo riguarda le forme supplementari di espressione e presentazione della dichiarazione nutrizionale. In altre parole, consente che le informazioni nutrizionali siano presentate anche attraverso sistemi aggiuntivi, a condizione che rispettino determinati requisiti.
Questi sistemi devono essere basati su solide evidenze scientifiche, non devono indurre in errore il consumatore, devono facilitare la comprensione dell’informazione nutrizionale e non devono creare ostacoli alla libera circolazione delle merci nel mercato interno.
Ma c’è un problema: l’Unione europea non ha ancora scelto un unico modello obbligatorio per tutti gli Stati membri e, infatti, i sistemi di etichettatura nutrizionale frontale possono essere adottati su base volontaria.
Di conseguenza, il Nutri-Score è uno dei modelli possibili, ma non è imposto dall’Unione europea come sistema unico.
Questo spiega perché il tema sia delicato. Da un lato, la presenza di più sistemi può rispondere alle preferenze dei diversi Paesi. Dall’altro, può creare proprio ciò che i sistemi FOP vorrebbero evitare, ossia frammentazione e confusione per i consumatori, che possono trovarsi davanti a simboli e logiche non sempre omogenei.
Perché l’Unione europea discute di un sistema armonizzato
Negli ultimi anni la Commissione europea ha inserito il tema dell’etichettatura nutrizionale frontale dentro una cornice più ampia: quella delle politiche alimentari, della prevenzione e della promozione di diete più sane e sostenibili.
Con la strategia Farm to Fork, parte del Green Deal europeo, la Commissione nel 2020 ha annunciato l’intenzione di lavorare a una proposta di etichettatura nutrizionale frontale armonizzata e obbligatoria.
L’obiettivo era rendere più uniforme l’informazione al consumatore, ridurre la confusione tra modelli nazionali diversi e facilitare il funzionamento del mercato unico. Un sistema europeo comune potrebbe, tra l’altro, incentivare le imprese a migliorare la composizione nutrizionale dei prodotti, perché una valutazione più visibile può influenzare le scelte di acquisto.
Il punto, però, è che armonizzare non significa soltanto scegliere un logo. Significa decidere quale tipo di informazione offrire ai cittadini europei e con quale grado di semplificazione.
Un’etichetta deve limitarsi a riportare dati? Deve interpretarli? Deve aiutare a confrontare prodotti simili? Deve tenere conto delle porzioni o basarsi su una quantità standard? Deve dare un giudizio complessivo oppure lasciare al consumatore il compito di interpretare le informazioni?
Sono domande tecniche, ma anche politiche, perché dietro un’etichetta ci sono interessi diversi: salute pubblica, tutela del consumatore, libertà di scelta, mercato interno, tradizioni alimentari nazionali e strategie delle imprese.

Gli altri modelli nel panorama europeo
Il Nutri-Score, proprio perché non è obbligatorio, non è l’unico sistema di etichettatura nutrizionale frontale presente in Europa.
Tra i modelli più noti c’è il Keyhole, usato nei Paesi nordici. È un logo positivo, non assegna un voto a tutti i prodotti, ma segnala quelli che rispettano determinati criteri nutrizionali all’interno della loro categoria.
Un’altra famiglia di sistemi è quella dei semafori nutrizionali, come il Multiple Traffic Light sviluppato nel Regno Unito. In questo caso non c’è un unico giudizio complessivo sul prodotto, ma indicazioni colorate relative a singoli nutrienti, come grassi, grassi saturi, zuccheri e sale.
Esistono poi schemi descrittivi basati sulle assunzioni di riferimento, tra cui rientra il NutrInform Battery promosso dall’Italia. Questi sistemi non danno una valutazione sintetica del prodotto, ma mostrano dati che devono essere interpretati dal consumatore.
Proprio questa varietà di sistemi e approcci spiega perché l’Unione europea discuta da anni dell’eventuale armonizzazione dell’etichettatura nutrizionale frontale: senza un quadro comune, infatti, il rischio è che consumatori e imprese si trovino davanti a simboli diversi, costruiti su logiche diverse e non sempre facilmente confrontabili.
Il caso italiano: il NutrInform Battery
Nel dibattito europeo, l’Italia ha assunto una posizione riconoscibile. La discussione italiana sul Nutri-Score ha toccato temi sensibili quali la tutela delle produzioni alimentari tradizionali, il valore della dieta mediterranea, il ruolo delle porzioni e il rischio di valutazioni percepite come troppo schematiche.
L’Italia ha proposto un modello alternativo: il NutrInform Battery, noto anche come etichetta a batteria. Il sistema rappresenta graficamente il contributo di una porzione di alimento rispetto alle assunzioni giornaliere di riferimento, mostrando energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale.
Dal punto di vista normativo, è stato istituito in Italia con il Decreto interministeriale del 19 novembre 2020, come logo nutrizionale facoltativo complementare alla dichiarazione nutrizionale. Anche in questo caso il riferimento è l’articolo 35 del Regolamento (UE) n. 1169/2011.
La differenza rispetto al Nutri-Score è chiara: mentre il Nutri-Score attribuisce una valutazione sintetica attraverso lettere e colori, il NutrInform Battery non dà un giudizio complessivo, ma mostra quanto una porzione contribuisce all’apporto quotidiano di alcuni nutrienti.
Prendiamo il caso di una merendina. Con il Nutri-Score, il consumatore vede una lettera e un colore che sintetizzano il profilo nutrizionale complessivo del prodotto. Con il NutrInform Battery, invece, vede quanto quella porzione incide sull’assunzione giornaliera di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale. Il primo sistema punta sull’immediatezza; il secondo fornisce più dati, ma richiede al consumatore lo sforzo di interpretarli.
Il caso italiano mostra, quindi, che il dibattito sull’etichettatura nutrizionale frontale non riguarda solo la scelta di un logo, ma il rapporto tra informazione, educazione alimentare e politiche pubbliche.
Le etichette front-of-pack funzionano? Le evidenze disponibili
A questo punto la domanda diventa concreta: un’etichetta nutrizionale frontale può davvero aiutare le persone a fare scelte alimentari più consapevoli?
Le evidenze disponibili suggeriscono una risposta prudente. Il Nutri-Score sembra essere efficace soprattutto nel rendere più immediata la comprensione della qualità nutrizionale relativa dei prodotti e nell’aiutare il consumatore a confrontare alimenti simili. In diversi studi, i consumatori esposti al Nutri-Score mostrano una maggiore capacità di identificare i prodotti con composizione nutrizionale più favorevole e, in alcuni casi, dichiarano intenzioni di acquisto più orientate verso scelte migliori.
Tuttavia, l’efficacia del sistema non è uniforme. Una recente review sistematica ha evidenziato che gran parte degli studi disponibili è stata condotta in contesti sperimentali o simulati, mentre le evidenze in condizioni reali di acquisto sono più limitate. Gli effetti osservati sulla composizione nutrizionale del carrello risultano generalmente piccoli e riguardano soprattutto alcuni nutrienti, come grassi saturi e sodio.
Questo non significa che il Nutri-Score sia inutile. Significa piuttosto che va interpretato come uno strumento di informazione e orientamento, non come una soluzione autonoma ai problemi legati all’alimentazione. Un’etichetta può facilitare una scelta al momento dell’acquisto, ma non può sostituire educazione alimentare, politiche pubbliche, accessibilità economica degli alimenti e qualità complessiva della dieta.
Altri studi mostrano, inoltre, che la reazione del consumatore dipende dalle aspettative iniziali sul prodotto. Quando il punteggio Nutri-Score è peggiore di quanto ci si aspetti, può ridurre l’intenzione di acquisto; quando, invece, è migliore del previsto, può aumentarla.
Pensiamo a una merendina o a uno snack che una persona si aspetta di trovare nella fascia peggiore. Se l’etichetta la colloca in una classe meno negativa del previsto, il consumatore potrebbe percepirla come più accettabile. Questo non significa che il prodotto diventi automaticamente “sano”, ma mostra come l’etichetta venga letta anche in relazione alle aspettative.
Il confronto con il NutrInform Battery aggiunge un ulteriore elemento. In uno studio su consumatori portoghesi, il Nutri-Score ha mostrato una maggiore capacità di aiutare i partecipanti a identificare gli alimenti nutrizionalmente più favorevoli e a orientare le intenzioni di acquisto rispetto al NutrInform Battery.
Due studi condotti dall’Università Cattolica suggeriscono, inoltre, che il confronto tra Nutri-Score e NutrInform Battery non possa essere ridotto a una superiorità assoluta di un modello sull’altro. Il NutrInform Battery può risultare utile per consumatori con esigenze nutrizionali specifiche, per esempio il controllo del sodio o dei grassi saturi. Al tempo stesso, l’effetto del Nutri-Score può variare in base al contesto nazionale e al valore simbolico del prodotto.
In Italia, un punteggio negativo sembra incidere poco sulle intenzioni di acquisto, mentre nei Paesi Bassi appare più rilevante. Inoltre, la presenza di un marchio DOP può modificare la percezione del consumatore, attenuando l’impatto di una valutazione nutrizionale sfavorevole.
Nel complesso, quindi, le evidenze suggeriscono che il Nutri-Score può essere utile per semplificare l’informazione nutrizionale e favorire confronti più rapidi tra prodotti. La sua efficacia, però, non va sopravvalutata, poiché dipende dal contesto, dal tipo di alimento, dalla familiarità del consumatore con il sistema e dal modo in cui l’etichetta viene inserita in strategie più ampie di educazione e salute pubblica.
Le questioni ancora aperte nel dibattito europeo
Il dibattito europeo sull’etichettatura nutrizionale frontale resta aperto perché mette insieme problemi diversi.
Il primo riguarda la semplificazione. Un sistema troppo tecnico rischia di essere ignorato, un sistema troppo sintetico rischia di essere frainteso. La difficoltà è rendere l’informazione accessibile senza trasformarla in un messaggio riduttivo.
Il secondo riguarda il rapporto tra prodotto singolo e dieta complessiva. Un’etichetta valuta o descrive un alimento, ma la qualità dell’alimentazione dipende dall’insieme delle scelte quotidiane. Frequenza, quantità, combinazioni alimentari e stile di vita restano elementi fondamentali. Uno yogurt, una merendina, un piatto pronto o una bevanda vegetale non possono essere valutati solo attraverso un simbolo: quel simbolo può aiutare, ma deve essere letto dentro un quadro più ampio.
Il terzo punto riguarda la comparabilità. Un’etichetta frontale può essere molto utile se aiuta a confrontare prodotti simili, ma può, invece, creare confusione se viene interpretata come un giudizio assoluto tra alimenti molto diversi.
Il quarto riguarda la regolamentazione alimentare. Un sistema armonizzato europeo dovrebbe essere scientificamente fondato, comprensibile per il consumatore, compatibile con il mercato interno e accettabile per Stati membri con tradizioni alimentari differenti.
Il quinto riguarda il ruolo dell’informazione nella salute pubblica. Le etichette possono orientare le scelte, ma non possono da sole correggere abitudini alimentari scorrette, disuguaglianze sociali, mancanza di educazione nutrizionale o difficoltà economiche nell’accesso a prodotti di qualità.
Per questo motivo, l’etichettatura nutrizionale frontale deve essere vista come uno strumento, non come una soluzione unica. Può contribuire a una maggiore consapevolezza, ma funziona meglio quando è inserita in un sistema più ampio di educazione, trasparenza, ricerca e comunicazione.
La difficoltà di arrivare a un sistema europeo unico non riguarda soltanto aspetti tecnici. Secondo l’organizzazione Foodwatch, la proposta di un’etichettatura nutrizionale frontale armonizzata e obbligatoria, attesa nell’ambito della strategia Farm to Fork, sarebbe progressivamente scomparsa dall’agenda europea senza una spiegazione pubblica sufficiente.
Il tema riguarda anche il piano della trasparenza istituzionale, tanto che Access Info ha promosso un’azione davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per ottenere documenti relativi al processo decisionale. Questa vicenda mostra che il confronto sul Nutri-Score e sugli altri sistemi di etichettatura non è solo scientifico o nutrizionale, ma riguarda anche azioni di lobbying, responsabilità amministrative e qualità del processo democratico.
Oltre il logo: informazione, fiducia e scelte alimentari
Il confronto tra Nutri-Score, NutrInform Battery e altri sistemi di etichettatura frontale mostra quanto sia complesso comunicare il valore nutrizionale di un alimento. Da una parte, c’è il bisogno di semplicità, perché chi acquista deve poter capire rapidamente alcune caratteristiche del prodotto; dall’altra, c’è il bisogno di accuratezza, perché un alimento non è solo la somma dei suoi nutrienti e nessun simbolo può sostituire una comprensione più ampia della corretta nutrizione.
La normativa europea cerca di muoversi dentro questo equilibrio. Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 ha creato una base comune per l’informazione alimentare. L’articolo 35 ha aperto lo spazio a forme supplementari di presentazione della dichiarazione nutrizionale. La strategia Farm to Fork ha rilanciato il tema di un’etichettatura frontale armonizzata.
Ma la scelta di un modello unico resta complessa, proprio perché coinvolge salute pubblica, mercato, tradizioni alimentari e fiducia dei cittadini. In altre parole, il tema non riguarda soltanto ciò che viene scritto su una confezione, ma il modo in cui quella informazione viene letta, capita e usata nella vita quotidiana.
Parlare di Nutri-Score e di etichettatura nutrizionale frontale significa quindi parlare anche del modo in cui l’Europa vuole costruire un modello di consapevolezza sulle scelte nutrizionali. Scelte che non dipendono solo da un simbolo sulla confezione, ma soprattutto dalla possibilità di accedere a informazioni affidabili, comprensibili e scientificamente fondate.
È in questo spazio che progetti di ricerca e divulgazione come REFOOD possono offrire un contributo concreto, aiutando le persone a orientarsi tra le informazioni disponibili e a compiere scelte plant-based più consapevoli, fondate su evidenze scientifiche e realmente praticabili nella vita quotidiana. Anche da qui passa il diritto di scegliere un’alimentazione più sana, sostenibile e coerente con i propri valori.
