Intestino e cervello: più vicini di quello che pensi

L’equilibrio del nostro microbiota intestinale (cioè i miliardi di microrganismi che abitano l’intestino) influenza non solo la digestione, ma anche l’umore, le emozioni e la salute mentale.
Luciana Baroni
Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - APS
Pubblicato il 23/05/2025

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Il termine “asse intestino-cervello” si riferisce alla interrelazione esistente tra microbiota intestinale e cervello. Il microbiota intestinale è formato dai microrganismi che abitano il nostro intestino, e comprende miliardi di cellule microbiche inclusi batteri, virus, funghi e altri microrganismi. Questi microrganismi sono in grado non solo di influenzare la salute generale dell’ospite, ma anche il comportamento e le funzioni cognitive.

La composizione della dieta modula la composizione del microbiota e la produzione dei suoi metaboliti nell’intestino, con tutta probabilità grazie all’effetto prebiotico della fibra contenuta esclusivamente nei cibi vegetali. Una dieta ricca di cibi vegetali non trasformati ha dimostrato di essere in grado di favorire una maggior varietà e numerosità di specie benefiche, grazie al suo contenuto di fibre e fitocomposti. Infatti, in confronto agli onnivori, i vegetariani presentano un rapporto Prevotella / Bacteroides superiore e un rapporto Firmicutes / Bacteroidetes inferiore.

A sua volta, il microbiota produce molecole indispensabili come la vitamina K, gli acidi grassi a catena corta (SCF) e altri metaboliti, tra cui molecole neuroattive (come serotonina, dopamina, acido butirrico), che agiscono come neurotrasmettitori. Dal momento che alcune di queste molecole sono in grado di influenzare il funzionamento del nostro cervello, regolando le funzioni cognitive, il comportamento e l’umore, è stato coniato il termine asse intestino-cervello.

Un’alterazione del microbiota è stata associata con lo sviluppo di disturbi psichiatrici (depressione maggiore e disturbo bipolare, schizofrenia, disturbi dello spettro autistico e disordine da deficit di attenzione e iperattività), oltre che di malattie neurodegenerative: una maggiore permeabilità della barriera intestinale, con attivazione del sistema immunitario e conseguente infiammazione cronica, sarebbe infatti responsabile di neuroinfiammazione e neurodegenerazione.

Pertanto, un microbiota sano rappresenta un elemento che favorisce una salute ottimale, sia fisica che mentale. La composizione del microbiota dipende soprattutto — anche se non esclusivamente — dalla dieta: quindi, decidere cosa mettere nel piatto può aiutare a prevenire malattie psichiatriche e neurodegenerative, sempre più frequenti nelle civiltà occidentali.

Luciana Baroni

Luciana Baroni

Medico, specialista in Neurologia, Geriatria e Gerontologia, con Master universitario internazionale in Nutrizione e Dietetica. Presidente SSNV.

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